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lunedì 7 aprile 2008

Gayatri Mantra

OM

Bhur Bhuva Svaha

Tat Savitur Varenyam

Bhargo Devasya Dheemahi

Dhiyo yonah Prachodayat





Il Gayatri Mantra è una preghiera universale racchiusa nelle più antiche sacre scritture pervenute all’uomo, ovvero i Veda. Essa si rivolge al Divino Immanente e Trascendente, detto anche Savitha, “Ciò da cui tutto ha avuto origine”.
Il Gayatri Mantra non ha una vera e propria traduzione, poiché il suo potere risiede nella vibrazione del suono, la traduzione è più o meno così:
O Signore meditiamo sulla Tua Luce Divina. Concedici le Tue benedizioni affinché la nostra mente possa salire sempre più in alto verso la Coscienza suprema. Concedici di meditare, avere successo nella vita e realizzare Dio (la Verità).

Questa preghiera è una meditazione che si esegue all’alba e al tramonto e viene ripetuta per migliorare l'intelletto e per altre ragioni. Per avere efficacia deve essere ripetuto almeno tre volte. Poiché questa meditazione si fa attraverso il sole - che simboleggia la Luce della. Verità - è anche conosciuto come Sandhya Vandana o saluto alla Luce della Verità.
Il mattino presto e la sera presto sono considerati i momenti migliori poiché danno pace e potere spirituale. In quelle ore l'inalazione e l'esalazione del respiro sono equilibrate e la meditazione diventa profonda e pacifica. Ci si deve sedere rivolti ad est o a nord. Ripetendo il mantra si medita sul suo significato e si prega per ottenere la visione della Madre Gayatri Devi (Madre dei Veda).

Questo mantra è dedicato a Dio come luce e il sole ne è il simbolo. La ripetizione del Gayatri mantra distrugge karma e peccati. Purificando la mente e il cuore si apre il terzo occhio dell'Illuminazione. Si vive a lungo con un corpo sano e luminoso e si aiuta l'umanità ad affrettare la sua evoluzione. Si pratica il Gayatri mantra per raggiungere la Coscienza Universale e risvegliare i poteri intuitivi...

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martedì 30 ottobre 2007

Entrare in contatto con i sentimenti negativi

Anthony De Mello, nel suo famoso libro "Messaggio per un'aquila che si crede un pollo", ad un certo punto parla della saggezza ed indica quattro punti per raggiungerla.


Innanzitutto, bisogna prendere coscienza dei propri sentimenti negativi.
Spesso non ne siamo consapevoli ma, se facciamo attenzione, ci accorgiamo di sentirci feriti, nervosi e tesi, oppure malinconici e di cattivo umore.

In secondo luogo, dobbiamo capire che il sentimento negativo si trova dentro di noi e non nella realtà.
Si deve smettere, dunque, di cambiare la realtà e gli altri.
Dice De Mello:
"Supponiamo che la pioggia rovini un pic-nic. Chi è a reagire in modo negativo? La pioggia o voi? E cosa provoca questo sentimento negativo? La pioggia o la vostra reazione? Quando sbattete il ginocchio contro il tavolo, il tavolo sta benissimo. Si occupa di fare ciò che dovrebbe, e cioè il tavolo. Il dolore è nel vostro ginocchio, non nel tavolo".
La realtà, dunque, va bene così com'è. I problemi esistono solo nella nostra mente.

Il terzo punto consiste nel non identificarsi mai con quel sentimento.
Ad esempio, non si dovrebbe dire "sono depresso", bensì "c'è depressione". Così non ci si definisce alla luce di quel sentimento. Se c'è una depressione, passerà, poiché tutto passa.

Infine, la quarta fase consiste nel capire cosa possiamo cambiare in noi.
Ci sforziamo continuamente di cambiare tutto ciò che ci circonda, pensiamo che ci sentiremo meglio se sarà qualcun altro a cambiare, ma alla fine, se non cambieremo noi, lo stato di insoddisfazione perdurerà nel nostro animo.

Cambiamo prospettiva: anzichè pensare "mi sento bene perchè il mondo va bene", iniziamo a pensare "il mondo va bene perchè io mi sento bene".

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lunedì 29 ottobre 2007

Esprimere i sentimenti

"Ti amo" - "Ti voglio bene": parole semplici, semplici eppure spesso così difficili da pronunciare.

Quando ci troviamo di fronte a qualcuno che per noi è importante, facciamo molta fatica a dirgli cosa proviamo nei suoi confronti.
A volte pensiamo che non sia ancora arrivato il momento di pronunciare il fatidico "ti amo", a volte influisce un'educazione rigida che ci trattiene dal compiere gesti di slancio affettivo.

La stessa cosa succede quando dobbiamo esprimere sentimenti di rabbia oppure di odio. Molti si bloccano e tengono tutto dentro.

Se non esprimiamo liberamente i nostri sentimenti, il nostro corpo ne risente: succede che alcune parti si irrigidiscono, si bloccano e noi ne perdiamo la sensibilità.
Ovviamente, questo processo non avviene in maniera conscia: noi non ci accorgiamo di nulla, ma poco a poco diventiamo così rigidi che finiamo per non sentire nemmeno lo stimolo dei nostri sentimenti.

E' naturale che manifestare agli altri ciò che proviamo ha delle conseguenze: di fronte a un "ti amo" potremmo ricevere un rifiuto dall'altro, ad esempio.
Ma è un rischio che va corso.
La vita è un alternarsi di piacere e dolore, questo porta movimento, passione.

Noi, invece, siamo educati a cercare una vita fatta di solo piacere, ma questo ci porta ad una condizione di "piattezza", all'assenza di movimento. La sensibilità del nostro corpo diminuisce e noi finiamo per non apprezzare più le tante cose che abbiamo.
Succede che non siamo mai sofddisfatti, ci manca sempre "quel qualcosa" che non riusciamo a trovare.

Quindi, se vogliamo continuare a sentire, se vogliamo che la nostra vita non diventi piatta, dobbiamo accettare anche che le cose non vadano sempre bene. Quando accade, sfruttiamo questi momenti per imparare qualcosa.

Oggi, quando andate a casa, provate ad abbracciare i vostri cari e, guardandoli negli occhi, esprimete loro i vostri sentimenti.
Se non è una cosa che fate solitamente, rimarranno sorpresi, ma il vostro corpo si sentirà meglio e voi vivrete la sensazione di essere più liberi.
Esprimete sempre ciò che provate, costi quel che costi.

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venerdì 26 ottobre 2007

Allentare le tensioni

Quando mi arrabbio per qualcosa o con qualcuno,

quando sono sotto pressione,
quando le cose non vanno come vorrei,
quando il mio umore non è dei migliori,
se mi fermo e mi ascolto, mi accorgo di avere il corpo teso.
La faccia è tirata, le spalle e il collo sono rigidi.

Credo sia qualcosa che similmente tutti provino in certe situazioni.

Ebbene, quando vi trovate in queste condizioni, se volete allentare la tensione, provate a fare una cosa semplice, semplice.

Trovate un luogo tranquillo, dove potete stare soli senza essere disturbati.
A questo punto, iniziate a ridere.
Non sto scherzando! Ridere: dico sul serio. Se poi lo fate guardandovi allo specchio, sarà ancora meglio.

All'inizio vi sentirete un pò stupidi, ma se fate l'esercizio senza pensare a nulla e badando solo a ridere (proprio come se vi avessero appena raccontato una barzelletta divertentissima), vi sentirete gradualmente più sciolti e anche il vostro umore migliorerà.
Anzi, dopo un pò che avrete iniziato a ridere, vi verrà da farlo in modo sempre più intenso e farete fatica a fermarvi!!!

Ridere fa bene alla salute: una volta ho letto in merito ad uno studio secondo cui chi ride spesso gode di maggiore salute rispetto a chi lo fa poco o per niente. Pare che in questa circostanza il corpo produca una sostanza benefica.

E poi, lo sapete che quando si ride si usano meno muscoli facciali di quando ci si arrabbia?

Provate a fare questo esercizio e poi ditemi se ha funzionato...

N.B.: Consiglio comunque di non farlo in pubblico...vi prenderebbero per pazzi!!!

^__^

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giovedì 25 ottobre 2007

Consapevolezza del corpo: primi passi

Come vi avevo promesso, ecco un semplice esercizio attraverso il quale potrete iniziare ad ascoltare il vostro corpo.


Innanzitutto, mettetevi in un luogo tranquillo, dove nessuno vi può disturbare.
Scegliete una posizione comoda: seduti, distesi, in loto, in zazen...insomma, come state meglio!
Chiudete gli occhi. Iniziate a liberare la mente dai pensieri: non è semplice, lo so, ma se vi pare che i vostri pensieri non vogliano andarsene, limitatevi ad osservarli, come se foste estranei alla cosa.
Se questo metodo non funziona, allora cercate di concentrarvi sul vostro respiro, portate lì la vostra attenzione, anzichè su ciò che state pensando.
Iniziare ad ascoltare il proprio respiro è uno dei primi passi per prendere coscienza del corpo: sentite l'aria che entra (vi suggerisco di respirare con la bocca), attraversa la gola e finisce nei polmoni.
Quanta aria entra? Quanta ne esce? Le due quantità sono le stesse oppure no? Che tipo di respirazione avete? Di petto, di pancia o entrambe? Che ritmo ha il vostro respiro?
Se riuscite ad osservare queste cose, avete già fatto un passo verso la percezione del vostro corpo!

Arrivati a questo punto, estendete il vostro ascolto a tutto il corpo.
Quale posizione occupa nello spazio? Se siete distesi, riuscite a sentire quali parti poggiano al piano su cui giacete? Sentite la forza di gravità che vi attira verso il basso?

Infine, portate la vostra attenzione ad una estremità del vostro corpo (piedi o testa) ed iniziate a concentrarvi sulla percezione di questa parte: dopo poco inizierete a sentire un leggero formicolìo sulla zona che state ascoltando, succede perchè aumenta la vostra sensibilità su quel punto.
Una volta che sentite bene la zona, iniziate a salire (o scendere, aseconda che siate partiti dalla testa o dai piedi) con la vostra attenzione. Ad esempio, dal capo passate alla fronte, alle gunace, alle orecchie, al naso, al mento, al collo e così via.

Questo esercizio richiede tempo e pazienza. Se ci sono delle zone che non riuscite proprio a percepire, non preoccupatevi:proseguite nelle parti successive.
Il fatto che non abbiate percezione di certi punti dovrebbe essere di per sè significativo!

Quando la vostra attenzione sarà passata su tutto il corpo, esso dovrebbe essere totalmente percorso da un leggero formicolìo.
Ora "percorrete" (con l'attenzione) il corpo in modo più veloce: dai piedi alla testa e viceversa.
La percezione dovrebbe essere più rapida e il formicolìo, andando su e giù più in fretta, assomiglierà quasi ad un'onda.

Se sentite tutto ciò, siete ad un buon punto di consapevolezza corporea!
Se invece sentite molto poco, o addirittura niente, non vi preoccupate: ripetendo spesso l'esercizio, otterrete sicuramente dei miglioramenti.

Prendere percezione del proprio corpo, se non si è mai fatto attenzione ad esso, non è un processo immediato, richiede esercizio e costanza (come tutte le cose!).
Alla fine, comunque, i risultati arrivano!


Ricordate che il processo di conoscenza parte proprio da noi stessi!
Se non conosciamo il nostro corpo e non ne abbiamo buona percezione, come possiamo pretendere di conoscere e sentire ciò che ci circonda?

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