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martedì 12 febbraio 2008

Trasformare le sventure in opportunità vincenti

C'è un breve racconto di Paulo Coelho che ho letto qualche tempo fa e che mi piace molto, perchè fa capire che non tutto il male vien per nuocere...l'importante è non farsi abbattere dagli eventi ma continuare nel proprio cammino, nonostante tutto....
Eccovi dunque il racconto...

LA PICCOLA FATTORIA E LA VACCA (Paulo Coelho)

Un filosofo passeggiava in un bosco con un discepolo, conversando sull’importanza degli incontri inaspettati. Secondo il maestro, tutto ciò che si trova davanti a noi ci dà un’occasione per apprendere o insegnare. In quel momento incrociarono il cancello di una piccola fattoria che, malgrado si trovasse in un’ottima posizione, aveva un aspetto miserabile. “Guardate questo posto,” disse il discepolo. “Avete ragione: ho appena imparato che tanta gente si trova in Paradiso, ma non se ne rende conto e continua a vivere in condizioni miserabili.” “Io ho detto apprendere e insegnare,” ribatté il maestro. “Constatare ciò che accade non basta: è necessario verificarne le cause, poiché comprendiamo il mondo solo quando ne comprendiamo le cause.” Bussarono alla porta e furono ricevuti da chi vi abitava: una coppia con tre figli, tutti vestiti con abiti stracciati e sporchi. “Lei sta qui in mezzo a questo bosco, e non c’è nessun negozio nei dintorni,” disse il maestro al capofamiglia. “Come riuscite a sopravvivere?” E l’uomo, tranquillamente, rispose: “Amico mio, abbiamo una vacca che ci dà vari litri di latte tutti i giorni. Una parte di questo prodotto lo vendiamo o lo barattiamo nel paese vicino con altri generi alimentari. Con l’altra parte, produciamo formaggio, caglio, burro per il nostro fabbisogno. E così tiriamo avanti.” Il filosofo ringraziò per le informazioni ricevute, contemplò il posto per alcuni istanti e poi se ne andò via. A metà del cammino, disse al discepolo: “Prendi la vacca, conducila fino al precipizio laggiù e scagliala di sotto.” “Ma è l’unico mezzo di sostentamento di quella famiglia!” Il filosofo rimase in silenzio. Non avendo alternative, il ragazzo fece ciò che gli era stato chiesto, e la vacca morì nella caduta. L’episodio rimase impresso nella memoria del discepolo. Dopo molti anni, quando ormai era un imprenditore di successo, decise di tornare in quello stesso luogo, raccontare tutto alla famiglia, chiedere perdono e aiutarla finanziariamente. Quale non fu la sua sorpresa nel vedere il luogo trasformato in una bella fattoria, piena di alberi fioriti, con una macchina nel garage e alcuni bambini che giocavano nel giardino. Si sentì disperato, immaginando che l’umile famiglia avesse dovuto vendere la fattoria per sopravvivere. Affrettò il passo e fu accolto da un fattore molto gentile. “Dov’è finita la famiglia che viveva qui dieci anni fa?” domandò. “Sono sempre i padroni della fattoria,” fu la risposta che ricevette. Stupito, egli entrò in casa di corsa, e l’uomo lo riconobbe. Gli domandò come stava il filosofo, ma il giovane era troppo ansioso di sapere come fosse riuscito a migliorare in quel modo la fattoria e a sistemarsi tanto bene: “Be’, avevamo una vacca, ma cadde nel precipizio e morì,” disse l’uomo. “Allora, per mantenere la famiglia, dovetti piantare erbe e legumi. Le piante tardavano a crescere e, così, cominciai a tagliare il legname per venderlo. Dovetti, pertanto, ripiantare gli alberi ed ebbi bisogno di comprarne degli altri. Comprandone degli altri, mi ricordai dei vestiti dei miei figli e pensai che, forse, avrei potuto coltivare il cotone. Passai un anno difficile, ma quando arrivò il raccolto avevo ormai cominciato a esportare legumi, cotone ed erbe aromatiche. Non mi ero mai reso conto del mio potenziale: meno male che quella piccola vacca morì!”


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venerdì 8 febbraio 2008

Cambiare se stessi per cambiare il mondo - 2 -

Altri testi arrivati a me per sincronicità:

Il saggio Bayazid diceva: "quando ero giovane ero un rivoluzionario e tutte le mie preghiere a Dio erano: "Signore, dammi la forza di cambiare il mondo". Quando ero ormai vicino alla mezza età e mi resi conto che … metà della mia vita era passata senza che avessi cambiato nulla, mutai la mia preghiera in: "Signore, dammi la grazia di cambiare tutti quelli che sono in contatto con me. Solo la mia famiglia e i miei amici, e sarò contento".
Ora che sono vecchio e i miei giorni sono contati, comincio a capire quanto sono stato sciocco. La mia sola preghiera ora è: "Signore, fammi la grazia di cambiare me stesso". Se avessi pregato così fin dall’inizio non avrei sprecato la mia vita".
Se ognuno pensasse a cambiare se stesso, tutto il mondo cambierà.

*****

Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante.

Lottare per un'idea senza avere un'idea di sé è una delle cose più pericolose che si possano fare.

Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere.

Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento.

Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti.

E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta.

Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore.

Quando poi ti parla, alzati e va' dove lui ti porta.

- S. Tamaro -

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mercoledì 6 febbraio 2008

Cambiare se stessi per cambiare il mondo

Succede, nella vita, di attraversare periodi difficili da digerire, dolori che non si immaginerebbe mai di riuscire a sopportare….
E nel mentre si è protagonista e, nel contempo, spettatore di ciò che ci accade, vien da cercar la causa, ci si chiede qual è il senso di tutto ciò che si sta affrontando…

Se si ha fiducia, se si sta attenti alle piccole cose che ci accadono ogni giorno, alle indicazioni che ci arrivano, possiamo trovare le risposte: in un libro, in un film, in un discorso che sentiamo…

Questo per me è un periodo di trasformazione profonda e conseguente evoluzione: sto scoprendo un nuovo universo di cose, sto assumendo nuovi punti di vista che cambiano completamente la prospettiva del mio vivere e del mio vissuto…

Oggi, apparentemente per caso, in realtà per sincronicità, mi è successo di leggere un articolo che riporto qui…

E’ una testimonianza di un qualcosa di vero…
Per me è un’altra tessera del puzzle che piano piano sto ricomponendo…
Mi auguro che possa essere utile anche a voi…

Il testo lo ho preso integralmente dal sito LiberaMenteServo, dove ho avuto modo di leggerlo…


Traduzione Carol Saito gentilmente concessa dal Dr. Ihaleakala Hew Len

Due anni fa, sentii parlare di un terapeuta che, alle Hawaii, curò un intero reparto di pazzi criminali, senza mai vederne nemmeno uno. Lo psicologo studiava la cartella di uno dei pazienti e guardava dentro di sé per vedere come aveva creato la malattia di quella persona. Migliorando se stesso, il paziente migliorava.


Quando sentii questa storia per la prima volta, pensai fosse una leggenda urbana. Come potrebbe qualcuno guarire qualcun altro, guarendo sé stesso? Come potrebbe, anche il più grande maestro di auto-miglioramento curare un pazzo criminale? Non aveva alcun senso. Non era logico, quindi accantonai la storia. Ad ogni modo, la sentii nuovamente un anno dopo. Seppi che il terapeuta aveva usato un processo di guarigione Hawaiano chiamato ho 'oponopono. Non ne avevo mai sentito parlare, tuttavia non riuscivo a togliermelo dalla mente. Se la storia fosse stata vera, avrei dovuto saperne di più. Avevo sempre inteso la "responsabilità totale" nel senso che sono responsabile di ciò che penso e faccio. Quanto va oltre a ciò, è fuori dalla mia portata.

Penso che la maggior parte della gente pensi alla responsabilità totale in questi termini. Siamo responsabili di ciò che facciamo, non di ciò che fa una qualunque altra persona. Il terapeuta Hawaiano che curava quelle persone malate di mente mi avrebbe insegnato una nuova prospettiva avanzata riguardo alla responsabilità totale.

Il suo nome è Dr. Ihaleakala Hew Len. Abbiamo trascorso circa un'ora a parlare, durante la nostra prima telefonata. Gli chiesi di raccontarmi la storia completa del suo lavoro come terapeuta. Mi spiegò che aveva lavorato al Hawaii State Hospital per quattro anni. Quel reparto dove tenevano i pazzi criminali era pericoloso. Gli psicologi si dimettevano dopo un mese. I dipendenti si davano spesso per malati o si dimettevano direttamente. La gente attraversava il reparto con le spalle al muro, nel timore di essere attaccata dai pazienti. Non era un luogo piacevole in cui vivere, lavorare, o da visitare.Il Dr. Len mi disse di non aver mai visto i pazienti.

Concordò di avere un ufficio e passare in rassegna le loro cartelle.

Mentre guardava le loro cartelle, lavorava su sé stesso.

Mentre lavorava su se stesso, I pazienti iniziavano a guarire. Dopo alcuni mesi, ai pazienti che dovevano essere legati, era concesso di camminare liberamente, mi disse. Altri, a cui venivano somministrate grandi quantità di farmaci, smettevano di prendere farmaci.

E quelli che non avevano speranze di essere rilasciati, venivano liberati.

Ero sgomento. Non solo, continuò, i dipendenti iniziarono a venire al lavoro volentieri. L'assenteismo ed il continuo ricambio di dipendenti ebbero termine. Ci ritrovammo con più personale del necessario, perché i pazienti venivano dimessi, e tutti i dipendenti si presentavano al lavoro.

Oggi, quel reparto è chiuso.

A quel punto, feci la domanda da un milione di dollari: Cosa facevi dentro di te, che causava il cambiamento di quelle persone? - Curavo semplicemente la parte di me che le aveva create, disse.

Non capivo. Il Dr. Len spiegò che responsabilità totale per la propria vita significa che tutto nella tua vita semplicemente perché è nella tua vita, è tua responsabilità. Letteralmente, il mondo intero è una tua creazione. E' dura da digerire! Essere responsabile di ciò che dico o faccio è una cosa. Essere responsabile di ciò che dice o fa chiunque altro nella mia vita è un'altra!

Tuttavia, la verità è questa: se ti assumi la completa responsabilità della tua vita, allora tutto ciò che vedi, senti, assaggi, tocchi, o sperimenti in qualche modo è tua responsabilità, perché è nella tua vita. Ciò significa che l'attività terrorista, il presidente, l'economia, qualunque cosa sperimenti e non ti piace è in attesa che tu la guarisca.

Non esiste, in un certo senso, se non come proiezione da dentro di te. Il problema non è nella cosa stessa, ma in te, e per cambiarla, devi cambiare te stesso. So che è duro da comprendere, accettare, e vivere concretamente. Il biasimo è molto più facile della responsabilità totale, ma, mentre parlavo col Dr. Len, iniziai a rendermi conto che guarire, per lui e nell'Ho 'oponopono, significa amare te stesso.

Se vuoi migliorare la tua vita, devi guarire la tua vita. Se vuoi curare qualcuno anche un criminale malato di mente lo fai guarendo te stesso.

Chiesi al Dr. Len come facesse a curare sé stesso. Cosa faceva, esattamente, quando guardava le cartelle di quei pazienti?

Continuavo semplicemente a dire Mi dispiace; e Ti voglio bene più e più volte, spiegò.

Tutto qui?

Tutto qui.

Salta fuori che amare sé stessi è il miglior modo di migliorarsi, e mentre migliori te stesso, migliori il mondo.

Ecco un rapido esempio di come funziona: un giorno, qualcuno mi ha mandato un e- mail che mi ha stravolto. In passato avrei affrontato la situazione lavorando sui miei tasti emotivi dolenti, o cercando di ragionare con la persona che aveva mandato il brutto messaggio.

Questa volta, decisi di tentare il metodo del Dr. Len. Continuai a dire in silenzio: Mi dispiace e Ti voglio bene. Non lo dicevo a qualcuno in particolare. Stavo semplicemente evocando lo spirito dell'amore affinché guarisse, dentro di me, ciò che stava creando la circostanza esterna. Dopo un'ora ricevetti un e-mail dalla stessa persona. Si scusò per il suo precedente messaggio.

Non compii alcuna azione esterna per ricevere quelle scuse. Non gli avevo nemmeno risposto. Tuttavia, dicendo Ti voglio bene in qualche modo curai dentro di me ciò che lo stava creando.

In seguito seguii un seminario condotto dal Dr. Len, che ora ha 70 anni, è considerato uno sciamano benevolo, e vive una vita appartata.

Mi ha detto che mentre miglioro me stesso, la vibrazione del mio libro s'innalza, ed ognuno lo sentirà leggendolo. In breve, mentre miglioro, migliorano i miei lettori. E per quanto riguarda i libri già venduti, là fuori, chiesi? Non sono là fuori, spiegò, dischiudendo nuovamente la mia mente con la sua saggezza mistica. Sono ancora dentro di te.

In breve, non c'è nessuno là fuori. Ci vorrebbe un intero libro intero per spiegare questa tecnica avanzata con la profondità che merita. Basti dire che quando vuoi migliorare qualcosa nella tua vita, c'è un solo luogo in cui guardare: dentro di te. Quando guardi, fallo con amore.

Un abbraccio di luce,
Carol


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giovedì 31 gennaio 2008

L’acqua ci ascolta…e reagisce…

E’ da un po’ che ne sento parlare….ho letto qualche trafiletto in merito, ma niente più….

Parlo della capacità dell’acqua di recepire le nostre parole, emozioni, stati d’animo e di reagire di conseguenza….

Ieri sera mi hanno donato un po’ di “Acqua Diamante”…ora sono curiosa di scoprire i suoi effetti benefici di cui molti parlano.

Ma andiamo con ordine….

Qualche tempo fa, un amico mi aveva parlato di uno scienziato giapponese, Masaru Emoto, che da anni studia la conformazione dei cristalli d’acqua dopo aver fatto ascoltare all’acqua stessa musiche o parole…
Cosa fa di preciso quest’uomo?

In parole semplici, prende dell’acqua distillata, le fa “ascoltare” della musica di diverso genere (classica, heavy metal, ecc.), oppure delle parole positive (amore, pace, mamma, gioia) o negative (ti uccido, odio, male, ecc.), poi congela l’acqua e infine ne fotografa i cristalli che si osservano al microscopio.

Con questi suoi studi, Emoto ha scoperto che i cristalli d’acqua assumono conformazioni diverse a seconda di ciò a cui vengono sottoposti…
Se la musica è positiva (o le parole), i cristalli assumono forme geometriche armoniche, mentre se viene sottoposta a muscia o parole violente, i cristalli assumono forme disarmoniche e confuse.

Considerando che il 70% del nostro corpo e anche della Terra è costituito dall’acqua, le scoperte di Emoto hanno grandiose potenzialità nell’aiutare a migliorare lo stato si salute del Pianeta e delle persone…



Esistono poi delle acque che contengono delle “vibrazioni” particolari e per questo hanno proprietà benefiche sia per l’uomo che per il pianeta.
Un esempio sono le acque spirituali, come ad esempio l’acqua di Lourdes.

Infine, esiste l’ “Acqua Diamante”: è acqua di sorgente alla quale è stata accelerata la frequenza vibratoria, cosa che l'abilita a rispondere alle intenzioni di chi l'adopera, permettendo l’accesso ad una vita e ad un’intelligenza più elevata.

Nel sito Liberamenteservo potete scaricare alcuni utili documenti che spiegano le proprietà di quest’acqua.

Io penso che inizierò ad usarla da domani….fiduciosa dei suoi effetti positivi…..

Qualcuno di voi conosce e usa già quest'acqua? Raccontatemi le vostre esperienze!


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venerdì 18 gennaio 2008

Insegnamenti Zen


In un incontro con alcuni Maestri Zen, una persona disse:

“Nella mia vita ho fatto di tutto: mi sono buttato giù dagli aerei, ho combattuto con i Marines, ho superato prove molto dure…e sono ancora qui….ditemi di fare qualcosa di davvero difficile e io lo farò”.

Un Maestro, allora, prese la parola e disse:
“Hai ragione, hai superato molte difficoltà, ma io ora ti darò tre prove molto difficili, tre prove da affrontare nel quotidiano:
- mangia quando hai fame;
- bevi quando hai sete;
- dormi quando hai sonno.”


Questo aneddoto mi è stato raccontato ieri sera, durante una piacevole riunione tra spiriti amici…

In effetti, se ci ascoltiamo con attenzione, quante sono le volte che mangiamo, beviamo e dormiamo perché così ci dice di fare la nostra mente?
Le prove del maestro zen presuppongono il controllo della mente da parte del corpo, cosa che non è facile sviluppare…
…solitamente è la nostra mente che ci comanda e noi continuiamo a darle ascolto perdendo la percezione del nostro corpo…


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venerdì 11 gennaio 2008

Per risorgere bisogna prima morire

Chi mi conosce bene, sa perchè scrivo così e a cosa mi riferisco....

Il fatto è che non è per niente facile cambiare e trasformarsi, anche se lo si fa per migliorarsi...

Lao Tze dice che Ciò che per la crisalide è la fine del mondo,il mondo chiama farfalla.

Forse sono ancora nella crisalide, "lavoro" su me stessa per diventare una splendida farfalla....e intanto mi guardo intorno e vedo parti di me che lentamente si dissolvono lasciando spazio al nuovo che ancora non conosco...

Non è facile, ma fosse solo questo....

è doloroso....molto, molto doloroso....

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giovedì 10 gennaio 2008

12 principi per iniziare bene il nuovo anno

Carissimi,

oggi ho ricevuto la newsletter di Anthony Robbins che mi augura un buon 2008 allegandomi un file che contiene 12 principi per iniziare bene in nuovo anno...

E' un video carino...con una musica rilassante e parole che davvero possono aiutare tutti noi a vivere meglio...

Niente di nuovo, per carità, ma a volte ci son cose che diamo per scontate anche quando non lo sono affatto...

Anch'io voglio augurarvi Buon Anno condividendo con voi questi principi...




Se volete scaricare il video per vederlo meglio, cliccate qui


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mercoledì 21 novembre 2007

I consigli di Joan Brady

Molti anni fa, lessi un piccolo e interessante libro di Joan Brady, "Dio su una Harley".

Ieri, quasi per caso, mi è capitato tra le mani un foglio di quaderno su cui avevo trascritto alcuni passi tratti dal libro, una serie di consigli su come comportarsi per migliorare se stessi e la propria vita...

Li condivido con voi.

  1. Non costruire muri, perchè sono pericolosi.
    Impara a oltrepassarli.

  2. Vivi nel presente, perchè ogni istante è prezioso e non può essere sprecato.

  3. Prima di ogni altra cosa, abbi cura di te stessa.

  4. Non ascoltare il tuo ego. Sii spontanea. E prova a vedere cosa succede.

  5. Tutto è possibile, sempre.

  6. Lascia scorrere il Flusso Universale. Quando qualcuno ti da' qualcosa, ricevere è un atto di generosità. Perchè nell'atto stesso di dare si riceve qualcosa.


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giovedì 15 novembre 2007

La mia visione della vita

Sono stata cresciuta con un'educazione cristiano-cattolica non dico rigida, ma ben presente.



Ero la classica persona che andava in chiesa tutte le domeniche.
Poi sono cresciuta, ho maturato una mia personale visione della vita e delle cose ed ora in chiesa ci vado di rado, quando va a me.

Il mio Maestro dice che ha ragione chi non crede in Dio, lui stesso non ci crede, dice che lui lo "sente".
Io condivido questa cosa: non si può credere a qualcosa che non si sente.
Credo sia più proficuo cercare e sentire Dio in tutto ciò che ci circonda, aiutare chi ne ha bisogno, piuttosto che non perdere neanche una messa e poi uscire dalla chiesa e criticare chi non c'era, chi fa così, chi fa colà.
Ma non è di religione che oggi voglio parlarvi, anche se le nostre vite sono impregnate di religione.
Io vedo la vita come un viaggio: un soggiorno sul pianeta Terra con un inizio e una fine.
Mi son sempre chiesta quale sia la finalità di tale viaggio, perchè se non vi è nessun fine, che senso ha questa cosa che inizia e poi finisce e che noi chiamiamo vita?
Il fine, secondo me, sta nell'evoluzione spirituale.
Veniamo sulla terra per fare una particolare esperienza, quella umana, che ci porta a sviluppare (se ci riusciamo) la nostra essenza. Vi è qualcosa di noi oltre al corpo fisico. Questo muore e finisce (anzi, si trasforma...), ma la nostra essenza rimane. Alcuni la chiamano spirito, altri anima, altri ancora energia.
Sta di fatto che la vita su questo pianeta è un'opportunità che ci è data per arricchire la parte immortale di noi.

Vi è poi un altro modo, secondo me, per continuare a vivere qui dopo la morte: entrare nel cuore della gente.
Il ricordo di noi negli altri supera e prolunga la nostra vita.

Ci sono persone che impegnano tutta la loro esistenza per accumulare ricchezze, per raggiungere il successo: fama, soldi, riconoscimento sociele. Liberi di farlo.
Io vorrei impegnare la mia vita per diventare migliore a livello spirituale, per fare qualcosa di buono che giovi anche alle altre persone.
Non è facile, anzi, a volte sembra quasi impossibile, ma io continuo a provarci...

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mercoledì 31 ottobre 2007

Abbandonare le abitudini

L'abitudine è una cosa devastante, riduce la vita alla stregua di un elettrocardiogramma piatto: nessun impulso, nessuna spinta.

Eppure uno si sente bene, al sicuro, quando è chiuso nel cerchio delle sue abitudini.
Sì, diciamolo:è confortevole percorrere sempre la stessa strada e sapere esattamente cosa e chi ci sarà tra un paio di metri...la stessa scena vissuta all'infinito.

Eppure, se poi ti fermi a pensare a questa cosa, ti rendi conto che è di una tristezza unica...quante cose ti sei perso e ti stai perdendo?
Se quella volta avessi avuto il coraggio di rischiare, di metterti in gioco, come sarebbe cambiata la tua vita?

Certe abitudini sono così radicate in noi che oramai non ci facciamo nemmeno più caso. Non solo il modo di agire è abitudinario, ma anche il modo di pensare: si ragiona per schemi fissi, stereotipi che chissà chi ha concepito.

Siamo abituati ad arrivare fino ad un certo punto, ma poi, raggiunto il nostro confine, ci blocchiamo impedendo a noi stessi di fare quel passo in più che ci porterebbe oltre.

Dovremmo imparare a superare le nostre personali "colonne d'Ercole" e scoprire quindi il vasto mondo di possibilità che si cela dietro a loro.

Iniziamo dalle piccole cose della nostra quotidianità, cerchiamo di spingerci quel passo in più oltre al solito confine.

Uscire dall'abitudine non è semplice, ma significa darsi un'opportunità, quella che spesso neghiamo a noi stessi perchè temiamo di farci del male.

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martedì 30 ottobre 2007

Entrare in contatto con i sentimenti negativi

Anthony De Mello, nel suo famoso libro "Messaggio per un'aquila che si crede un pollo", ad un certo punto parla della saggezza ed indica quattro punti per raggiungerla.


Innanzitutto, bisogna prendere coscienza dei propri sentimenti negativi.
Spesso non ne siamo consapevoli ma, se facciamo attenzione, ci accorgiamo di sentirci feriti, nervosi e tesi, oppure malinconici e di cattivo umore.

In secondo luogo, dobbiamo capire che il sentimento negativo si trova dentro di noi e non nella realtà.
Si deve smettere, dunque, di cambiare la realtà e gli altri.
Dice De Mello:
"Supponiamo che la pioggia rovini un pic-nic. Chi è a reagire in modo negativo? La pioggia o voi? E cosa provoca questo sentimento negativo? La pioggia o la vostra reazione? Quando sbattete il ginocchio contro il tavolo, il tavolo sta benissimo. Si occupa di fare ciò che dovrebbe, e cioè il tavolo. Il dolore è nel vostro ginocchio, non nel tavolo".
La realtà, dunque, va bene così com'è. I problemi esistono solo nella nostra mente.

Il terzo punto consiste nel non identificarsi mai con quel sentimento.
Ad esempio, non si dovrebbe dire "sono depresso", bensì "c'è depressione". Così non ci si definisce alla luce di quel sentimento. Se c'è una depressione, passerà, poiché tutto passa.

Infine, la quarta fase consiste nel capire cosa possiamo cambiare in noi.
Ci sforziamo continuamente di cambiare tutto ciò che ci circonda, pensiamo che ci sentiremo meglio se sarà qualcun altro a cambiare, ma alla fine, se non cambieremo noi, lo stato di insoddisfazione perdurerà nel nostro animo.

Cambiamo prospettiva: anzichè pensare "mi sento bene perchè il mondo va bene", iniziamo a pensare "il mondo va bene perchè io mi sento bene".

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lunedì 29 ottobre 2007

Esprimere i sentimenti

"Ti amo" - "Ti voglio bene": parole semplici, semplici eppure spesso così difficili da pronunciare.

Quando ci troviamo di fronte a qualcuno che per noi è importante, facciamo molta fatica a dirgli cosa proviamo nei suoi confronti.
A volte pensiamo che non sia ancora arrivato il momento di pronunciare il fatidico "ti amo", a volte influisce un'educazione rigida che ci trattiene dal compiere gesti di slancio affettivo.

La stessa cosa succede quando dobbiamo esprimere sentimenti di rabbia oppure di odio. Molti si bloccano e tengono tutto dentro.

Se non esprimiamo liberamente i nostri sentimenti, il nostro corpo ne risente: succede che alcune parti si irrigidiscono, si bloccano e noi ne perdiamo la sensibilità.
Ovviamente, questo processo non avviene in maniera conscia: noi non ci accorgiamo di nulla, ma poco a poco diventiamo così rigidi che finiamo per non sentire nemmeno lo stimolo dei nostri sentimenti.

E' naturale che manifestare agli altri ciò che proviamo ha delle conseguenze: di fronte a un "ti amo" potremmo ricevere un rifiuto dall'altro, ad esempio.
Ma è un rischio che va corso.
La vita è un alternarsi di piacere e dolore, questo porta movimento, passione.

Noi, invece, siamo educati a cercare una vita fatta di solo piacere, ma questo ci porta ad una condizione di "piattezza", all'assenza di movimento. La sensibilità del nostro corpo diminuisce e noi finiamo per non apprezzare più le tante cose che abbiamo.
Succede che non siamo mai sofddisfatti, ci manca sempre "quel qualcosa" che non riusciamo a trovare.

Quindi, se vogliamo continuare a sentire, se vogliamo che la nostra vita non diventi piatta, dobbiamo accettare anche che le cose non vadano sempre bene. Quando accade, sfruttiamo questi momenti per imparare qualcosa.

Oggi, quando andate a casa, provate ad abbracciare i vostri cari e, guardandoli negli occhi, esprimete loro i vostri sentimenti.
Se non è una cosa che fate solitamente, rimarranno sorpresi, ma il vostro corpo si sentirà meglio e voi vivrete la sensazione di essere più liberi.
Esprimete sempre ciò che provate, costi quel che costi.

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giovedì 25 ottobre 2007

Consapevolezza del corpo: primi passi

Come vi avevo promesso, ecco un semplice esercizio attraverso il quale potrete iniziare ad ascoltare il vostro corpo.


Innanzitutto, mettetevi in un luogo tranquillo, dove nessuno vi può disturbare.
Scegliete una posizione comoda: seduti, distesi, in loto, in zazen...insomma, come state meglio!
Chiudete gli occhi. Iniziate a liberare la mente dai pensieri: non è semplice, lo so, ma se vi pare che i vostri pensieri non vogliano andarsene, limitatevi ad osservarli, come se foste estranei alla cosa.
Se questo metodo non funziona, allora cercate di concentrarvi sul vostro respiro, portate lì la vostra attenzione, anzichè su ciò che state pensando.
Iniziare ad ascoltare il proprio respiro è uno dei primi passi per prendere coscienza del corpo: sentite l'aria che entra (vi suggerisco di respirare con la bocca), attraversa la gola e finisce nei polmoni.
Quanta aria entra? Quanta ne esce? Le due quantità sono le stesse oppure no? Che tipo di respirazione avete? Di petto, di pancia o entrambe? Che ritmo ha il vostro respiro?
Se riuscite ad osservare queste cose, avete già fatto un passo verso la percezione del vostro corpo!

Arrivati a questo punto, estendete il vostro ascolto a tutto il corpo.
Quale posizione occupa nello spazio? Se siete distesi, riuscite a sentire quali parti poggiano al piano su cui giacete? Sentite la forza di gravità che vi attira verso il basso?

Infine, portate la vostra attenzione ad una estremità del vostro corpo (piedi o testa) ed iniziate a concentrarvi sulla percezione di questa parte: dopo poco inizierete a sentire un leggero formicolìo sulla zona che state ascoltando, succede perchè aumenta la vostra sensibilità su quel punto.
Una volta che sentite bene la zona, iniziate a salire (o scendere, aseconda che siate partiti dalla testa o dai piedi) con la vostra attenzione. Ad esempio, dal capo passate alla fronte, alle gunace, alle orecchie, al naso, al mento, al collo e così via.

Questo esercizio richiede tempo e pazienza. Se ci sono delle zone che non riuscite proprio a percepire, non preoccupatevi:proseguite nelle parti successive.
Il fatto che non abbiate percezione di certi punti dovrebbe essere di per sè significativo!

Quando la vostra attenzione sarà passata su tutto il corpo, esso dovrebbe essere totalmente percorso da un leggero formicolìo.
Ora "percorrete" (con l'attenzione) il corpo in modo più veloce: dai piedi alla testa e viceversa.
La percezione dovrebbe essere più rapida e il formicolìo, andando su e giù più in fretta, assomiglierà quasi ad un'onda.

Se sentite tutto ciò, siete ad un buon punto di consapevolezza corporea!
Se invece sentite molto poco, o addirittura niente, non vi preoccupate: ripetendo spesso l'esercizio, otterrete sicuramente dei miglioramenti.

Prendere percezione del proprio corpo, se non si è mai fatto attenzione ad esso, non è un processo immediato, richiede esercizio e costanza (come tutte le cose!).
Alla fine, comunque, i risultati arrivano!


Ricordate che il processo di conoscenza parte proprio da noi stessi!
Se non conosciamo il nostro corpo e non ne abbiamo buona percezione, come possiamo pretendere di conoscere e sentire ciò che ci circonda?

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martedì 23 ottobre 2007

Conoscere attraverso la mente o il corpo?

Ieri sera la mia testolina si è messa a riflettere sulla felicità: mi chiedevo come potrei spiegare il concetto di felicità e quando una persona si sente felice.

Io sono felice? Felicità è uguale a serenità?
Di sicuro la felicità non è uno stato perpetuo, succede che si alterni a fasi di infelicità.

Sinceramente, non saprei spiegare a parole cos'è la felicità, così come quando qualcuno mi chiede in cosa consiste un massaggio shiatsu io rispondo "non te lo posso spiegare, devi provarlo".
Con le parole si rischia sempre di distorcere la verità delle cose.
Che poi, di verità non ne esiste mai una sola, ognuno ha la sua, basata sul proprio punto di vista.

Ragionando su questa linea, i miei pensieri si sono intrecciati arrivando alla considerazione che noi conosciamo / apprendiamo con la "tecnica del confronto" o "tecnica degli opposti": buono / cattivo, giusto / sbagliato, felice / infelice, uomo / donna, e così via.

Ma alla fine, mi chiedo, si arriva mai alla vera essenza delle cose?

La nostra mente è abituata ad immagazzinare tutto suddividendo per categorie ed applicando le opportune etichette.
A volte ci priviamo di provare certe cose, ci neghiamo certe esperienze, semplicemente perchè la nostra mente, condizionata dalla cultura in cui siamo immersi, le ha classificate come "sbagliate" o "pericolose".

Se iniziassimo a conoscere meglio il nostro corpo, a sviluppare la nostra sensibilità fisica e quindi ad ascoltarci in modo più attento, potremmo iniziare a scoprire la realtà sotto un altro punto di vista: quello della nostra percezione corporea.

Vi è mai successo di trovarvi accanto ad una persona che non conoscete e di provare per lei un'inspiegabile sintonia, oppure, al contrario, un'antipatia totale?
Ebbene, questo accade perchè i nostri corpi comunicano tra loro prima ancora che lo facciamo noi con la nostra volontà (e di conseguenza le nostre menti).

A volte può verificarsi che ci parlino di una persona che ancora non abbiamo conosciuto e, quando la conosciamo, la troviamo esattamente come ce l'avevano descritta! E' proprio così? O forse la nostra mente ci fa percepire la realtà in base a come è stata istruita?

Quello che è certo è che nella nostra società, così avanzata ed evoluta, non riceviamo nessuna educazione al corpo e le nostre percezioni di ciò che ci circonda risultano di conseguenza "ovattate" o prevalentemente mentali.

Siamo convinti di conoscere molte cose, eppure tanti non sanno nemmeno se il loro fegato si trova a destra o a sinistra!

Volete imparare ad ascoltare il vostro corpo?
A breve troverete un nuovo post con alcuni semplici consigli da cui potrete partire.

Rimanete sintonizzati!!!

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lunedì 22 ottobre 2007

2012: l'inizio di una nuova era

Il 21 dicembre 2012 è una data di cui molti parlano. Alcuni dicono che sarà la fine del mondo, altri l'inizio di una nuova epoca.

In realtà, questa data emerge dai calendari maya, dove si dice che da allora in poi tutto cambierà.

Secondo gli anziani Maya, nel 2012 il mondo non finirà, bensì sarà trasformato.

Carlos Barrios, storico, antropologo e ricercatore guatemalteco che ha studiato per ben 25 anni con gli anziani Maya, afferma che ci troviamo in un periodo di transizione: non siamo più nel mondo del Quarto Sole, ma dobbiamo ancora entrare in quello del Quinto Sole.
Il mondo materialista sta lentamente scomparendo e nella nuova era la gente vivrà in pace e in armonia con la Madre Terra.
Il periodo di transizione sarà accompagnato dal verificarsi di distruzioni ambientali, caos sociale, guerre e cambiamenti terrestri.
Ma il 2012, secondo il calendario Maya, sarà la data della rinascita: l'inizio del Mondo del Quinto Sole.

La fase di cambiamento è già iniziata e noi dobbiamo cercare di prepararci per arrivare in buona forma nella nuova era.
Secondo un anziano maya, gli uomini si devono unire a sostegno della vita e dlla luce, tutti insieme e non suddivisi in gruppi, ognuno con il proprio percorso.
Questa cosa non è facile, in quanto come c'è chi lotta per la luce, c'è anche chi ama l'energia del Quarto Mondo, il materialismo, e cerca di ostacolare e impedire il cambiamento.

Barrios dice che nel Quarto Mondo "vi può essere una fusione delle polarità; non più luce ed oscurità nelle persone, bensì una fusione elevata. Attualmente, tuttavia, il regno dell'oscurità non persegue questo scopo, ed i suoi rappresentanti si sono organizzati per impedirlo, cercano di determinare uno squilibrio della Terra e del suo ambiente cosicché non ci troviamo pronti all'allineamento del 2012. Dobbiamo lavorare assieme per conseguire l'equilibrio e la pace con l'altro lato, dobbiamo prenderci cura della Terra che ci nutre e ci ospita, dobbiamo impegnare le nostre menti ed i nostri cuori per raggiungere l'unità e la fusione adesso, per affrontare la controparte e preservare la vita."

Barrios, inoltre, da' una serie di indicazioni utili per arrivare preparati al 2012.
Potete leggerle nell'interessante articolo che trovate qui, dal quale ho preso spunto per scrivere questo post.

Da quanto fin qui esposto, emerge con chiarezza che il 2012 si rivela una possibilità che ci viene data per iniziare un mondo migliore, che vibra ad un livello energetico più elevato.

Per questo dobbiamo prepararci, dobbiamo focalizzarci su quella che è la nostra evoluzione a livello energetico e spirituale, magari dando meno importanza alle cose materiali.

Per quanto mi riguarda, provare ne vale davvero la pena!!!

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giovedì 11 ottobre 2007

Viviamo come aquile o come polli?

Dopo avervi parlato di Louise Hay e della sua filosofia, vorrei oggi presentarvi un’altra persona che magari i più già conosceranno, e che ha scritto dei libri davvero belli e utili per la crescita interiore e il cammino verso la consapevolezza: Antony De Mello.

Non sapete chi è?
E se vi cito “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo” (titolo di uno dei suoi libri), vi viene in mente?

Beh, ad ogni modo vorrei proprio iniziare proponendovi la storia dell’aquila….

Un uomo trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia.
L’uovo si schiuse contemporaneamente a quelle della covata, e l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini.
Per tutta la vita l’aquila fece quel che facevano i polli del cortile, pensando di essere uno di loro.
Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro.
Trascorsero gli anni, e l’aquila divenne molto vecchia. un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d’aria, muovendo appena le robuste ali dorate.
La vecchia aquila alzò lo sguardo, stupita. “Chi è quello?” chiese.
“E’ l’aquila, il re degli uccelli”, rispose il suo vicino. “Appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli”.
E così l’aquila visse e morì come un pollo, perché pensava di essere tale.

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martedì 25 settembre 2007

9. Semplicemente decidete di volere

Bella gente, che giornate!!!

Dopo le due splendide giornate passate al Barcamp, ho ricominciato la settimana a pieno ritmo lavorativo!!!

E così vi ho tenuti col fiato sospeso in attesa di leggere l’ultimo punto di Louise Hay…beh, non potevo farvi attendere oltre misura…quindi…eccolo qui!

Non è necessario aspettare di sapere come fare tutte queste cose. Tutto quello che dobbiamo fare è volerle fare. Perché i nostri pensieri sono creativi. Se avete un pensiero, "Io voglio cominciare a rilasciare il giudizio, o a perdonare, o ad amare me stesso", voi state mandando quel messaggio nell'Universo. E nel ripeterlo ancora e ancora, mettete in moto le Leggi dell'Attrazione. Nuove strade si dispiegheranno per aiutarvi. L'Universo vi ama ed è lì pronto ad aiutarvi a manifestare qualunque cosa voi decidiate di credere e di pensare. Sii veramente desideroso di avere una buona vita!


C’è una frase, che ho letto in un libro di Coelho (non ricordo quale), che dice:

“Quando desideri qualcosa, tutto l’universo cospira affinché tu la ottenga”.

E’ una frase che mi piace molto e in cui credo….

Certo, le cose non arrivano mai subito e con tanta facilità, ma se ci mettiamo l’intenzione e l’impegno, i nostri sogni si possono avverare.

Infondo, anche Gesù diceva “Chiedete e vi sarà dato”…..

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giovedì 20 settembre 2007

8. L'amore è la più potente forza di guarigione che c'è

L'Amore stimola il nostro sistema immunitario. Noi non possiamo guarire, o diventare interi, in un'atmosfera di odio. E mentre impariamo ad amare noi stessi diventiamo potenti. L'Amore ci aiuta a passare da vittime a vincitori. Il nostro Amore per noi stessi ci attrae verso quello di cui abbiamo bisogno per il nostro cammino di guarigione. Le persone che si sentono a posto con se stesse sono attraenti naturalmente.

Vi è mai capitato che quando state moralmente male, o siete giù, di ammalarvi più spesso o comunque con più facilità?

A me sì, più di una volta….mentre nei periodi in cui sto bene e sento l’amore scorrere in me e attorno a me anche la mia saluta è ottima….a riprova del potere dell’amore….

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mercoledì 19 settembre 2007

7. Il perdono apre la via all'amore

L'Amore è l'obiettivo. L'Amore Incondizionato. Come ci arriviamo? Attraverso la porta del Perdono. Il perdono è come gli strati di una cipolla. Qualche volta è meglio cominciare con il perdonare le persone che sono più facili da perdonare, muovendosi verso dolori sempre maggiori man mano che diveniamo più esperti in questo processo. E così possiamo "sfogliare" i dolori uno ad uno fino a che non arriviamo ad un livello più profondo di comprensione. Troveremo l'Amore ad aspettarci. Amore e Perdono vanno mano nella mano.


Probabilmente con la pratica si migliora nel tempo e perdonare diventa più semplice…
In proposito vi segnalo un interessante post che parla del perdono e di come superare il rancore.
Lo trovate qui

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martedì 18 settembre 2007

6. Noi possiamo lasciare andare il passato e perdonare chiunque

Il passato esiste soltanto nella nostra mente. Trattenere vecchi dolori è un modo per punire noi stessi oggi per qualcosa che qualcuno ha fatto molto tempo fa. Questo non ha per niente senso. Troppo spesso noi sediamo in una prigione di risentimento auto-creato, e questo è un modo terribile per vivere. Libera te stesso. Perdonare non vuol dire giustificare il cattivo comportamento di qualcun altro; vuol dire lasciare andare il nostro risentimento su quella situazione. Chiunque, inclusi voi stessi, sta facendo il meglio che può in ogni momento, con la Comprensione, l'Attenzione, e la Conoscenza che ha in quel momento. Rinunciare al nostro risentimento e rimpiazzarlo con la comprensione libera noi stessi. Il Perdono è un dono a noi stessi.

Perdonare credo faccia parte delle cose più difficili da fare. Come si fa a perdonare quando si sente di aver subito un torto, di esser stati trattati male, di esser stati traditi? E magari tutto ciò lo abbiamo ricevuto da una persona che credevamo vicina a noi, amica, fedele…

Eppure succede che le persone si comportino con noi in modi che non ci saremmo mai aspettati.
Ma a cosa serve provare rancore? Solo a consumarsi dentro.
Per carità, la rabbia è una giusta reazione, una valvola di sfogo e guai se non ci fosse!!!
Ma dobbiamo anche capire quali sono le cause che portano le persone ad agire facendoci del male, dobbiamo far scattare tutta la nostra più profonda comprensione.
Comportamenti scorretti molto spesso sono scatenati da situazioni di frustrazione e di dolore.
Quando si arriva a capire cosa ha spinto l’altra persona a farci del male, allora si è più disposti a perdonare.
Di sicuro, tutto dipende molto dalle situazioni e dall’entità del male che ci hanno causato.

Io non so se riuscirei a perdonare tutto a tutti, ma per ora mi sto allenando nello sviluppare le mie capacità di comprensione…

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